Afghanistan, Obama tentato dai compromessi coi talebani

Nella politica interna americana può essere l'ora dei compromessi di un Obama intimidito che rimette i sogni nel cassetto. Ma sul fronte internazionale è forse giunto invece il momento di ritrovare un presidente audace e "rivoluzionario". Al punto di concepire e proporre un Patto col Diavolo contro Satana. E sul "fronte" più caldo, dall'"attualità" più rovente: l'Afghanistan. Da quelle montagne aspre e gelide, dalla ritirata strisciante in corso da anni sotto l'incalzare della "rinascita" talebana, dalle contraddizioni e insufficienze della risposta di Washington può scaturire l'idea più importante.
Strategica, non tattica, avanzata cautamente ma senza timidezza, in una sede internazionale, davanti a una platea istituzionalmente scettica è un piano di pace attraverso i mezzi della guerra ma stavolta finalizzati a un progetto ambizioso per porvi fine. Cominciando da una definizione dei perché, degli obiettivi degli uni e degli altri. Proprio quello che finora è mancato. Nessuno ha mai messo in dubbio la legittimità morale della reazione americana all'attacco terroristico senza precedenti del settembre 2001, partito organizzativamente e ideologicamente da suolo afghano.
Nessuno però ha saputo chiarire, o addirittura concepire, che cosa la risposta militare si riprometteva. Bush aveva proposto formule di buona "presa": "shock & awe", ovvero colpire il nemico così duramente da spaventarlo. Nello stesso tempo egli parlò di una "crociata" per poi ritirare il termine per i suoi connotati eccessivamente religiosi e confessionali.
L'obiettivo di più facile presa era naturalmente la cattura o l'uccisione o meglio ancora la cattura di Osama Bin Laden. Svanita questa ambizione prevalse l'altra, la eliminazione del barbarico regime talebano. Con successo, allora parve. La realtà di oggi è molto più complessa, soprattutto perché l'America disperse quasi interamente le sue forze contro un obiettivo come l'Irak, neppure secondario ma indiscutibilmente estraneo.
Adesso l'Afghanistan "democratico" esiste quasi solo a Kabul, in quarantanove distretti su cinquanta i talebani hanno messo in piedi come minimo dei governi ombra. Tutto è da ricominciare ed è improbabile che possa ripetersi nel Waziristan il successo arriso alla strategia del generale Petraeus nell'Anbar.
Si sono riaffacciati obiettivi "finali" improbabili militarmente o impensabili politicamente come uno sgombero delle truppe Usa in condizioni che sarebbero peggiori che in Iraq.
La scelta apparente di Obama è duplice: mandare altre truppe e, così presto che sembra addirittura subito, cominciare a ritirarle. Un paradosso. E invece cominciamo a capire oggi la sua razionalità anche se essa non garantisce il successo.
La parola chiave è "scelta", quella rinviata troppo a lungo: perché gli americani sono a Kabul, quali sono i loro obiettivi irrinunciabili. Meno sono, più possibilità hanno di successo. I sogni di instaurazione della democrazia non possono che venire ridimensionati se non si vuole una guerra dei Trent'anni. Questo Obama si propone: mai più un attacco al cuore dell'America deve poter partire dall'Afghanistan.
Dunque i talebani devono rompere completamente con Al Qaeda. Per il resto potranno travasare parte dei loro obiettivi, dogmi e concezioni dello Stato (anche se aberranti alla cultura dell'Occidente), fatti saldi alcuni principii fondamentali come garanzie ai diritti delle donne almeno nella misura di un Islam "ragionevole". Tutto il resto è trattabile o quasi, compresa la promessa dell'abbandono della pratica di produzione delle droghe come pilastro dell'economia.
A Kabul potrebbe dunque restare un regime più o meno integralista, fondamentalista ma non jihadista. Mai più asservito a una ideologia estranea agli interessi del popolo afghano ma imperniata sul terrore al di qua e al di là delle frontiere. La proposta è sul tavolo. Occorrerà tempo, inevitabilmente ma non troppo. Le scadenze del piano Obama acquisiscono un significato comprensibile. Non entusiasmante ma almeno razionale, anche se audace come non può non esserlo un Patto col Diavolo contro Satana.

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