La protesta dei magistrati: "Tutti fuori quando parla il ministro"

Il dissenso deciso dall'Anm per sabato in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario

Roma. Addosso la toga, in mano la Costituzione e tutti fuori dall'aula nel momento in cui prenderà la parola il rappresentante del ministero della Giustizia. Una scena che però non si ripeterà all'Aquila, dove ci sarà proprio il Guardasigilli Angelino Alfano ("per rispetto dell'istituzione"). Per manifestare il loro dissenso sulla politica della giustizia del governo, in occasione delle cerimonie di inaugurazione dell'anno giudiziario che si terranno sabato in tutti i distretti di Corte d'appello, i magistrati ricorreranno a un mix delle proteste che hanno già attuato in passato. Ma non si fermeranno a questo: in tutti i distretti giudiziari i rappresentanti dell'Associazione nazionale magistrati leggeranno un unico durissimo documento per dire, innanzitutto al presidente del Consiglio, "basta insulti e aggressioni" e alla maggioranza stop a "riforme distruttive", a "leggi prive di razionalità e di coerenza,  pensate esclusivamente con riferimento a singole vicende giudiziarie e  che hanno finito per mettere in ginocchio la giustizia penale in questo paese". E poi distribuiranno un dossier, che dati alla mano di fonte europea, dimostra che i magistrati italiani "non sono fannulloni strapagati".
E' stata la giunta dell'Associazione nazionale magistrati a definire oggi le modalità con cui le toghe manifesteranno il loro "disagio" , ma anche il loro "forte attaccamento" alla loro funzione e alla Costituzione. Lo ha fatto in una riunione allargata anche ai rappresentanti di Magistratura Indipendente - la corrente più moderata e l'unica all'opposizione della giunta guidata da Luca Palamara - che ha condiviso tutte le scelte, tranne quella di lasciare le sedie vuote quando parleranno i rappresentanti di via Arenula ("un gesto inutile e che ci indebolisce", dice il segretario Antonietta Fiorillo). Ed è soprattutto questa iniziativa che ha riacceso lo scontro tra toghe, governo e maggioranza; uno scontro che ha fatto passare quasi sotto silenzio il primo giorno di sciopero dei penalisti contro "l'inerzia" della politica sulle riforme per la giustizia, che peraltro ha registrato un'adesione totale.
"L'Anm ha scelto di macchiare una giornata che è per i cittadini e per il loro diritto di avere giustizia", accusa il ministro della Giustizia Angelino Alfano, secondo cui il sindacato delle toghe fa "campagna elettorale" per il prossimo rinnovo del Csm. Di "una profonda e oltraggiosa lesione dell' ordine  costituzionale" parla il collega di governo e coordinatore del Pdl Sandro Bondi; é un "vulnus allo stato di diritto", rilancia il presidente dei deputati del partito Fabrizio Cicchitto, mentre il portavoce Daniele Capezzone, accusa l'Anm di esprimere "disprezzo" per gli elettori.
Si schierano con i magistrati Idv e Pd: "Un governo responsabile invece di accusare, ancora una volta, i magistrati di essere sobillatori, rifletta sulle ragioni profonde della loro protesta", dice Antonio Di Pietro. Mentre il Pd  con il responsabile giustizia Andrea Orlando, difende il diritto dell'Anm di esprimere il proprio dissenso.

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