"Io, ebreo-cattolico"

Il presidente della sezione palermitana dell'associazione Italia-Israele: "Bisogna fare di più per mantenere vivo il ricordo della Shoah"

Palermo. Figlio di madre di origini polacche ed ebree, Marco Mascellino, presidente della sezione palermitana dell’associazione Italia-Israele, nella Giornata della memoria, dedicata alle vittime dell’olocausto, ha raccontato ciò che questi due popoli furono costretti a subire.
"Questo giorno serve a ricordare una piaga della storia contemporanea e deve essere un momento di riflessione sugli errori del passato”, ha detto Mascellino. “Quello contro gli ebrei è stato uno sfogo della società malata, verso un popolo che per eccellenza nel corso della storia ha incarnato troppo spesso il ruolo di capro espiatorio. La nostra associazione – prosegue - ha senza dubbio un compito di mediazione tra la società cattolico-cristiana ed il mondo ebraico, contiamo molto sulla forza dell'istruzione creando, ad esempio, momenti di incontro tra i ragazzi ebrei e gli allievi delle scuole italiane, nella giornata dedicata alla Shoah”.
Mascellino ricorda positivamente l’operato di due pontefici e dello Stato italiano: “La chiesa cattolica, durante il pontificato di Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II, è riuscita a condividere ufficialmente valori positivi tra le due società, anche lo Stato ha fatto la sua parte, ed è già stato un passo avanti l'istituzione di una giornata della memoria”.
Sul ruolo dei media, il presidente dell’associazione Italia-Israele è un po’ perplesso: “Propongono, in questi giorni, film e documentari che raccontano l'olocausto, si rischia, però, di avviare un processo educativo poco efficace. Hitler, ad esempio, viene spesso dipinto come un "genio del male" col pericolo che venga, poi, scambiato per un idolo da alcuni”.
Ed infine, un aneddoto legato alla sua famiglia: "Nel '57 mio nonno, funzionario pubblico in un piccolo paese della Polonia, ritrovò per caso i diari di un ragazzino vittima dell'olocausto, David Rubinowicz, che vide e descrisse le sofferenze del popolo polacco. Poi mio nonno decise di pubblicare questi racconti che sono stati letti da migliaia di persone, un segno che la cultura e la conoscenza sono la giusta via verso un mondo all'insegna della pace”.

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