La “cura Bersani” e le alleanze scomode

La «cura Bersani» per il Partito democratico non sembra stia portando a risultati positivi. Prima l'emorragia di una parte dell'ala cattolica (con Francesco Rutelli), poi la bagarre sulle candidature regionali non ha aiutato il Pd a trovare una sua identità, una sua «forza», in termini di politiche, di organizzazione, di carisma. Il segretario del Pd, «costretto» (per mancanza di una valida candidatura) ad accettare quella della radicale Emma Bonino, un'alleata scomoda (e indigesta per i cattolici del Pd), la sconfitta delle primarie in Puglia (con la netta vittoria di Nicki Vendola) ed ora il collasso del partito in Emilia Romagna, dopo le dimissioni da sindaco di Bologna di Flavio Delbono, sono episodi culmine che fanno già discutere sul dopo Bersani. Una partita che certo diventerà particolarmente aspra subito dopo le elezioni regionali, che non si preannunciano particolarmente positive per il maggiore partito dell’opposizione. Intanto analizziamo la situazione nella regione storicamente più rossa d'Italia, dove i segnali di crisi sono profondi e dagli sviluppi imprevedibili dopo le dimissioni di Flavio Delbono da sindaco di Bologna.
Il Pd da tempo aveva preso le distanze dalla «Cracchi gate». Per chi si fosse distratto ricordiamo che «l'integerrimo» Flavio, quando era vice presidente della Regione Emilia Romagna, girava il mondo in compagnia della fidanzata-segretaria, la signora Cinzia Cracchi, che ora però l'ha messo nei guai con le sue rivelazioni. Sembrerebbe (usiamo il condizionale, in attesa della chiusura dell'inchiesta della magistratura) che la coppia Cinzia-Flavio girava il mondo (New York, Pechino, Parigi, Londra, Gerusalemme, Messico, Santo Domingo, ecc.) a spese della Regione. E sembra che non si trattassero solo di spese di viaggio, ma, a giudicare dalle accuse, anche di altro (regali alla signora, divertimenti, ecc, fatti passare per spese di rappresentanza). Ma tutto questo, ripetiamo, sarà la magistratura ad accertarlo. Per la verità, almeno una parte delle rivelazioni della signora Cinzia erano note: circolavano da qualche tempo molte voci nel Palazzo della Regione e nella stessa segreteria del presidente Vasco Errani. È curioso, infatti, che solo il presidente «ignorasse» i viaggi del suo vice, con tutto ciò che avrebbe comportato, in termini di costi per l'istituzione(segretaria compresa).
Eppure sin dallo scorso aprile un libro aveva denunciato, con molti dettagli, alcuni fatti che avrebbero dovuto far riflettere: «I Faraoni», scritto da me e da Giancarlo Mazzuca (Piemme editori). Infatti, parlando dei «faraoni emiliani» nel libro si ricordava che il presidente, tra busta paga e rimborso spese, incassa 10 mila euro tondi al mese, mentre il suo vice (Delbono) si portava a casa 12.592 euro, grazie ai rimborsi, «alla faccia del principio sbandierato ai quattro venti che le indennità dei consiglieri non superano il 65% degli stipendi dei parlamentari».
Ma già da queste cifre si può calcolare che il successore di Cofferati, sino a pochi mesi fa,come vice presidente della Regione, più di Silvio Berlusconi (ovviamente come stipendio pubblico), il quale come presidente del Consiglio percepisce 212 mila euro lordi. Ricordiamo anche che un ministro incassa 189.847 euro l'anno, mentre un magistrato di Corte d'Appello percepisce 89 mila euro. Per non parlare di Bill Clinton, che come presidente degli Stati Uniti, aveva un assegno mensile di appena 200 mila dollari. Ma anche adesso l'uomo più potente del mondo, Barack Obama, porta a casa uno stipendio di 400 mila dollari, circa 280 mila euro.
Ma a proposito delle «missioni all'estero», che hanno giustamente indignato i cittadini dell’Emilia Romagna (e non solo) si scopre che per i consiglieri, gli assessori e la presidenza della regione è un «vizio» appassionante e molto diffuso. In fondo che male c'è a recarsi ripetutamente nel Saharawi, in Cile, a Gerusalemme, a Parigi, Liverpool? Certo, i viaggi sono piacevoli, soprattutto se sono gratuiti, cioè a spese dei contribuenti.
Nel Saharawi è andato anche il presidente Errani per inaugurare un centro di formazione sindacale. Sorvoliamo sui tanti sprechi della regione, sulla scarsa produttività dell'assemblea regionale e sui tanti sostegni finanziari devoluti a organizzazioni del sistema di potere della sinistra. Chi è interessato si legga il libro. Ma ora Delbono si è autocongedato grazie alla «forza di una mite signora», che ha inteso così «fare giustizia» o per un torto personale. Le sue denunce sono state più forti di quelle dell'opposizione e dei giornali. Ma siamo sicuri che Vasco Errani, che si candida per la quarta volta (unico caso in Italia) alla presidenza della Regione, sia del tutto estraneo? Siamo veramente certi che non sapesse proprio nulla sul «caso Delbono»? Attendiamo una risposta, anche se siamo certi che non arriverà.

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