Il Palermo e il gruppo ritrovato

Ma per il tecnico Rossi adesso ci sono due gatte da pelare: il ruolo di trequartista e la gestione di Hernandez

E adesso si nasconda chi può. Perché se è vero, come dice il Saggio Delio, che la classifica per ora ha poco significato e che i conti si faranno in primavera, è anche vero che 17 punti in 8 partite sono un fatto incontestabile, così come la striscia record – ancora aperta – di sette risultati utili consecutivi in serie A grazie alla quale il tecnico ravennate si è già ritagliato un piccolo angolino nella storia rosanero. Nel 3-0 alla Fiorentina c’è come si dice in gergo “tanta roba”.
C’è un primo tempo stellare, nel quale il Palermo ha messo in mostra un gioco efficace e spettacolare, fatto di movimento, inserimenti e verticalizzazioni improvvise. Manovre precise e veloci, geometrie nelle quali i giocatori rosanero sembravano trovarsi ad occhi bendati, quasi come se gli avversari non fossero in campo. C’è la consapevolezza di un gruppo ritrovato; un gruppo nel quale chi entra fa addirittura meglio dei titolari e nel quale ciascuno sa esattamente cosa fare e lo fa al meglio. Ci sono giovani promettenti e vincenti, come Hernandez, Kjaer e Sirigu, che rappresentano presente e futuro. C’è soprattutto uno spirito vincente, che porta questa squadra – ne abbiamo già parlato la scorsa settimana – ad avere finalmente una propria identità. Lo ha confessato indirettamente dopo la gara Antonio Nocerino, che ha detto “il mister ci ha dato tanta tranquillità”. Una tranquillità che ha permesso domenica ai rosanero di sfatare un piccolo tabù psicologico. In questi ultimi anni, tutte le volte che il Palermo si era ritrovato a giocare partite decisive (le maledette partite “della svolta”) la squadra rosanero era mancata, palesando limiti caratteriali e di esperienza che nessun fuoriclasse e nessun allenatore sembravano poter curare. Bene, domenica – forse per la prima volta in questi cinque anni – il Palermo è sceso in campo sapendo il peso dei tre punti in palio, e non ha avuto il “braccino del tennista”, ma ha aggredito subito mentalmente avversario e partita, dimostrando di avere un approccio “giusto” per una corsa d’alta classifica. Se questo sia merito di Delio Rossi è presto per dirlo, e sicuramente - come dice il tecnico rosanero – troppe sono ancora le tappe che il Palermo deve percorrere per dirsi all’altezza dell’Europa dei “grandi”.
I numeri per ora lo premiano, e l’atteggiamento mentale è quello adatto per raggiungere grandi risultati. Ora però il buon Rossi ha un paio di gatte da pelare. La prima è quella legata al ruolo di trequartista. Pastore domenica è stato decisivo, e il suo inserimento nei meccanismi della squadra e in quelli del calcio italiano procede a passi da gigante. Di contro Simplicio pare sempre più arrotolarsi sui suoi problemi contrattuali, e non sembra in questo momento in grado di dare le stesse garanzie di efficacia del “Flaco”. La seconda è la gestione di Abel Hernandez. Il Palermo ha un patrimonio di giovani forse unico in Italia, paragonabile forse all’Arsenal, e gestirli con oculatezza è indispensabile. Dopo la doppietta contro i viola siamo sicuri che molti tifosi vorrebbero vederlo titolare anche a Bari, ma saggezza vuole che Cavani riprenda il suo meritato posto da titolare. Rossi conosce meglio di chiunque altro le qualità di Hernandez, e saprà come centellinarlo nel migliore dei modi. E a proposito della partita di sabato sera a Bari, ora il Palermo dovrà dimostrare di saper gestire questo nuovo ruolo di “squadra da Champions” nel modo migliore. Il che significa andare al San Nicola a fare la partita e a non subire l’avversario, per creare domenica dopo domenica la mentalità giusta per prendersi i punti necessari a restare lì dove osano le aquile. In chiusura vi regalo l’ennesima perla del Rossi-pensiero, pronunciata domenica pomeriggio: “Siamo felici che la gente sogni – ha detto il Saggio Delio – ma per questo è necessario che non dormiamo noi”. Avessero tutti gli allenatori lo stile che ha lui. Lui che non ha bisogno di stupire o di essere “special” per essere un grande comunicatore.

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