Inter corazzata, adesso lo sia anche in Champions

È l'Inter la signora del campionato. Una corazzata. Un gruppo di battaglieri predatori del pallone, implacabili e inarrestabili. Una squadra. Le virtù giocoliere del Milan, apparse a tratti, mai con continuità, l’hanno sollecitata a esibire la faccia più dura. La privazione del suo uomo migliore — Snejider, stupidamente provocatore dell'arbitro, quindi espulso — l'ha addirittura esaltata nella concretezza, consentendole di non cedere al Milan se non sporadici e brevi quanto inutili assedi, sempre conclusi da un generoso quanto impreciso Borriello.
Vien da chiedersi come abbia potuto, nel precedente big match, cedere alla Juve che ormai perdeva i pezzi mantenendo solo scampoli d'orgoglio. E non s'è arresa neppure quando nel finale è addirittura rimasta con nove uomini capaci di moltiplicare le energie e di infondere a Julio Cesar la forza di parare il rigore che poteva riaprire i giochi.
Un derby così duro non si vedeva da tempo, ma neppure un'Inter così aggressiva e determinata a chiudere il discorso scudetto. Alla faccia di un arbitro, Rocchi, travolto dalla potenza del confronto. Alla faccia di tutti i suoi stranieri, una grande Inter all'italiana che ha innanzitutto pensato a chiudersi a doppia mandata con la robusta cerniera di Zanetti, Cambiasso e Muntari.
L'ho detto, al suo arrivo all'Inter, che Mourinho avrebbe esaltato la virtù tradizionale del gruppo nerazzurro, maestra di difensivismo. Un'Inter poco preoccupata del cosiddetto bel gioco e tuttavia — come l'antica compagine del Mago — strepitosa nel contropiede che le ha permesso di ferire il Milan già al 10', con un gol di Milito-Uomo Ovunque, eppoi di cogliere una punizione felicemente indirizzata a gol dal rinato Pandev.
Adesso non c'è più da discutere sul tricolore, rimane aperta la Zona Champions che da iersera affianca al mortificato Milan la Roma di Ranieri e il Napoli di Mazzarri, i ricostruttori di due squadre che all'avvio del campionato sembravano malandate armate di reduci stanchi e malconci.
Resta così un bel campionato nel quale tenterà di rientrare la Juventus, umiliata e offesa dalla Roma di capitan Totti, sempre che i cervelloni bianconeri sappiano risolvere il problema della guida di una squadra nata potente e trasformata in Armata Brancaleone per le deficienze organizzative e tattiche dell'inesperto Ciro Ferrara e dei suoi collaboratori, smarriti nella confusione che ha ridotto anche Diego — fuoriclasse garantito — a pallida comparsa. Il Napoli e la Roma hanno esibito una continuità preziosa che ha loro consentito il recupero di tutti gli uomini di valore e il ricorso a moduli e schemi studiati quanto a prove di assoluta emergenza. Un Palermo sempre più bello per virtù di Delio Rossi e la Fiorentina troppo ambiziosa per cedere le armi anzitempo renderanno ancora più divertente e emozionante la rincorsa all'Europa, mentre sul fondo si gioca un altro campionato, altrettanto combattuto e incerto, Siena a parte.
A proposito d'Europa: sarà capace, questa Inter prodigiosa, di far valere la sua potenza anche in Coppa dei Campioni? Stavolta se lo meriterebbe anche l'italianizzato Josè Mourinho.

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