A Palermo opere lente e disfunzioni nei servizi? “Servono leggi migliori e più imprenditori privati”

Gentile direttore,
innanzitutto desidero rivolgere il mio ringraziamento e apprezzamento di lettore per la riattivazione del servizio di  informazione  on-line, segno ed espressione della completezza e dell'autorevolezza della testata giornalistica.
Quindi la mia domanda è la seguente: nonostante i ripetuti annunci e proclami formulati tramite interviste concesse al  vostro giornale, annunci e proclami che raggiungono certamente un gran numero di lettori ed elettori, alcuni esponenti  politici amministratori comunali prospettavano e promettevano finalmente l'adeguato utilizzo di importanti opere peraltro  già pienamente e costosamente realizzate e mai utilizzate, quali il maxiparcheggio di via Basile come snodo importante per i collegamenti con il centro città con servizio bus  navetta, per lo snellimento del traffico veicolare e per la realizzazione del terminal dei bus di linea urbani ed extra urbani, oltre che come point per il care sharing. In  più l'apertura, in area adiacente, del parco urbano più grande della città, dopo quello della Favorita.
Ebbene, dopo almeno tre anni e dopo tanti proclami di ormai imminente apertura, queste opere, già realizzate e apparentemente già perfettamente in grado di  funzionare a servizio della città, risultano clamorosamente e tristemente inutilizzate. È evidente lo spreco di fondi pubblici e il disagio per la colpevole mancanza di servizi utilissimi per i cittadini.
Mi affido anche alla voce del vostro giornale che ha spesso seguito con un attento monitoraggio tante altre situazioni di disagio cittadino perché si possa sensibilizzare l'amministrazione pubblica ad un tempestivo provvedimento di apertura e di funzionamento di tali servizi.
Grazie, cordiali saluti.

Mario Gulielmino, Palermo


Riepiloghiamo signor Gugliemino. Parcheggio di via Basile. È chiaro che non ci sono idee chiare. L’Amat vuole forse utilizzare il parcheggio. Ma non gestirlo. Gli oneri sono grossi. Per la stessa ragione, il Comune vuole l’opposto. Resistono poi le autolinee. Sia pubbliche che private. Quel parcheggio li porterebbe lontano dal centro città. E la cosa non piace. Quanto al Parco d’Orleans, dovremmo essere alla fine di un percorso tormentato. Ricorda, no?, le molte fermate e riprese. Prima i dubbi della prefettura. Il Comune che blocca i lavori. Contratto verso la rescissione. L’impresa fa valere le sue ragioni. I dubbi della prefettura rientrano. Il Comune riattiva il rapporto con l’azienda.  Che chiede a sua volta il risarcimento di quanto ha perduto con il blocco. Infine l’accordo. Adesso sembra prossima l’ultimazione dell’opera. Entro la fine dell’anno, si dice. Questi i fatti.
Due considerazioni ci sembrano opportune. Di ordine generale, prescindendo dai casi in questione. Forse eviteremmo disfunzioni così forti nella gestione dei servizi (parcheggi, autolinee e quant’altro) se si stabilisse un rapporto virtuoso tra la mano pubblica e le aziende private. La prima gestisce male. Spende troppo e nel modo peggiore. Le seconde, per mestiere, spendono meno e meglio. Fermo restando il dovere dell’amministrazione pubblica di decidere forme di controllo efficaci (ma non paralizzanti) nell’interesse dell’utente.
La seconda considerazione riguarda i tempi lunghi delle opere. Ci sono responsabilità politiche evidenti, non c’è dubbio. Ma gli amministratori non sono certo aiutati dalle leggi che regolano i rapporti tra amministrazione pubblica e imprese. Sono tortuose. Farraginose. Buone a produrre trame di lacci e lacciuoli (come denunciava Guido Carli) che deprimono l’efficienza, allungano i tempi e non garantiscono la legalità. Anzi, talora o spesso, l’enorme numero di passaggi e adempimenti moltiplica le opportunità di penetrazione alle forze del malaffare. Sarebbe una riforma importante da mettere tra le priorità del Paese. Ma non compare nelle pagine di alcuna agenda politica.


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