La flessibilità della politica sul nucleare

“A Roma ha messo la rinascita dell'energia atomica fra i punti centrali del suo programma di governo. A Palermo, invece, si dichiara nettamente contrario”

L’Assemblea regionale ha approvato un ordine del giorno contrario al nucleare. Il documento è passato all’unanimità suscitando immediatamente un interrogativo sul doppiopesismo del centro-destra, tutto. A Roma ha messo la rinascita dell'energia nucleare fra i punti centrali del suo programma di governo. A Palermo, invece si dichiara nettamente contrario. Flessibilità della politica.
Ma in fondo il problema vero non è nemmeno questo. La Sicilia ha messo l'atomo al bando. Dimenticando, per esempio, il danno ambientale che a Siracusa e in tutta la fascia costiera del sud-est dell'isola è stato fatto da petrolio e petrolieri. Altri tempi, si dirà, quelli che hanno visto Sicilia diventare la piattaforma energetica del Paese. Sicuramente è così. Resta il fatto che, in assenza di una rivoluzione nelle fonti di rifornimento, nessun credibile piano di bonifica e di ristrutturazione di quelle aree potrà mai essere immaginato.
Ma c'è di più. La ventata ecologista che attraversa l'Italia, contagiando anche l'Ars, è un caso tipico di «nymbi». L'acronimo inglese di un'espressione che, all'incirca suona così: «Mai nel mio giardino». Insomma fate quello che volete purchè lontano da casa mia. Vuol dire che tutti vogliamo vivere meglio, avere più energia e pagarla di meno senza però sopportare i piccoli sacrifici che questo comporta. I Verdi sono contrari all'atomo e, contemporaneamente lamentano il surriscaldamento dell'atmosfera provocato dalla Co2. Imbarazzato silenzio sul fatto che le centrali nucleari non ne producono perché non bruciano idrocarburi. C'è il problema della sicurezza. Certo: peccato che, a parte Chernobyl non ci sono stati altri incidenti significativi. Anche sulle conseguenze della nube tossica che si è alzata dall'impianto in Ucraina non c'è concordanza nella comunità scientifica. In questo momento, ci sono ben 34 centrali in costruzione fra Europa e Asia. L'impianto destinato a diventare il più grande del mondo verrà completato l'anno prossimo in Finlandia. Nessuno, ovviamente, può dubitare della coscienza ecologista dei Verdi finlandesi!
Poi c'è il problema delle bollette. I costi per kilowattora delle varie fonti di energia secondo il Vast (Comitato per la valutazione delle scelte scientifiche e tecnologiche della Camera dei Deputati), sono i seguenti: circa 3 centesimi di euro per il nucleare, 4 per il carbone, 7 per l'olio combustibile, 6 per il gas a ciclo combinato, 55 per il fotovoltaico e 11 per l'eolico. Insomma l'atomo è la fonte meno costosa in assoluto. È vero che i costi aumentano tenendo conto dei tempi e delle modalità di costruzione. La classifica però non cambia. Il solito Vast ci dice che costi comparati delle varie fonti di energia sono di circa 2,6 centesimi di euro per il nucleare, 5,2 per il carbone, 10,0 per l'olio combustibile, 11,2 per il gas a ciclo combinato, 65,53 per il fotovoltaico, 18,13 per l'eolico. Le cifre sono un po' noiose. Ma hanno la solidità delle pietre. Poi ognuno potrà anche far finta di non vedere. Non è peccato. A nessuno, però, è consentito non sapere. Tanto meno ai 90 deputati dell'Ars.

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