Addiopizzo, tutte le tappe del processo

Diciannove imputati e 252 anni di carcere richiesti come pena dai pm Marcello Viola, Francesco Del Bene, Annamaria Picozzi e Gaetano Paci

Giunge oggi al suo epilogo il processo Addiopizzo contro gli estortori del clan Lo Piccolo: Salvatore e Sandro insieme ad altri 17 imputati. In totale, 252 gli anni di carcere richiesti come pena dai pm Marcello Viola, Francesco Del Bene, Annamaria Picozzi e Gaetano Paci, che corrisponderebbero a circa sessanta estorsioni, eccezione fatta per Maurizio Buscemi e Salvatore Catalano: i due, rispettivamente titolare del Bocachica e gestore di fatto della ditta edile di movimento terra Moviter, sono infatti accusati di favoreggiamento aggravato per non aver ammesso che pagavano il pizzo. Per loro sono stati chiesti 2 anni. Ben diverse, invece, le cifre che ruotano intorno ai mafiosi dei clan di San Lorenzo, Tommaso Natale, Resuttana, Cardillo, Cruillas. Trent’anni a testa per Salvatore e Sandro Lo Piccolo – nel corso del processo il padre ha più volte chiesto la parola, per smentire i collaboratori che accusano lui e il figlio – considerati i capi del mandamento di Tommaso Natale, pene comprese tra 12 e 15 anni per gli altri imputati, Luigi Giovanni Bonanno, Vittorio Bonura, Giuseppe Bruno, Antonino Ciminello, Tommaso Contino, Rosolino Di Maio, Stefano e Gaetano Fontana, Giovan Battista Giacalone, Francesco Paolo Liga, figlio del mafioso Totò detto Tatunieddu, e Massimo Giuseppe Troia, figlio di Mariano Tullio.
Nel corso del processo, che ha visto giorno dopo giorno molti commercianti ribellarsi al pizzo e alla cui fine si stima che siano molti di più quelli che hanno denunciato rispetto a chi invece ha negato, prima delle difese degli imputati, hanno parlato tutte le parti civili costituitesi in giudizio: da Addiopizzo, l’associazione che dà il nome allo stesso processo, a Libero Futuro, la Federazione antiracket, la Confcommercio, la Confesercenti, il Centro Pio La Torre, la Provincia, il Comune, Sos Impresa, Confindustria e Sicindustria. Assistite, tra gli altri, dagli avvocati Salvatore Forello, Salvatore Caradonna, Fabio Lanfranca, Cetty Pillitteri, Maria Luisa Martorana, Ettore Barcellona, Fausto Maria Amato, Vincenzo Lo Re e Marco Manno.
Determinanti, per la ricostruzione dei fatti, insieme a microspie ed intercettazioni, sono stati i pizzini dei Lo Piccolo: “Salvatore e Sandro Lo Piccolo — ha dichiarato nelle scorse settimane il pm Marcello Viola — avevano messo su un complesso sistema di esazione del pizzo, che non serviva solo per recuperare fondi necessari alla sopravvivenza dell’organizzazione mafiosa, ma anche per costituire un totale controllo del territorio. Controllo che era rappresentato da un sicuro appoggio, sia per il ricovero di armi, di latitanti ma, soprattutto, per il reimpiego di denaro di provenienza illecita”.

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