Zonin: esportiamo in 35 Paesi il nostro vino siciliano

L'imprenditore e banchiere veneto: "Il bilancio della nostra attività nell'Isola è straordinario. Ma adesso serve un nuovo slancio commerciale, promozionale e produttivo"

Milano. Imprenditore e banchiere. Gianni Zonin, 70 anni, veneto, è oggi il più importante produttore di vino in Italia è uno dei primi in Europa. Ma è anche quotato banchiere di primo piano in quanto presidente della Banca Popolare di Vicenza da cui dipende, a Palermo, Banca Nuova. Aver scoperto la Sicilia è stato un po' come rinnovare un'antica passione.

Facciamo un po' di storia della presenza del gruppo Zonin in Sicilia?
«L'avventura è iniziata ormai oltre dieci anni fa. Era il 1997, quando abbiamo acquistato il Feudo Principi di Butera, a Deliella, in provincia di Caltanissetta. È stata scelta questa zona specifica perché ritenevamo che Deliella avesse un terreno e un microclima particolarmente adatti per coltivare un Nero d'Avola di eccellenza. I fatti ci hanno dato ragione: il nostro Deliella, un Nero d'Avola in purezza, ha ottenuto numerosi riconoscimenti, italiani e internazionali».
Risultati e prospettive?
«Dal punto di vista della qualità il bilancio è straordinario. Questo si spiega anche con l'elevata vocazione vitivinicola della regione. I vini siciliani vengono apprezzati ovunque. I nostri sono venduti con successo in 35 paesi del mondo. Ma ritengo che adesso vi sia bisogno di un nuovo slancio commerciale, promozionale e produttivo».
Per esempio?
«Questa primavera, a Deliella, pianteremo altri sei ettari di Shiraz».

Il bilancio dal punto di vista economico?
«L'investimento è stato molto importante e i tempi del ritorno finanziario nel settore dell'agricoltura sono molto lunghi. Ma entro qualche anno confidiamo di poter vedere ripagati i nostri sforzi».

Qual è il bello della Sicilia per un grande imprenditore venuto dal nord?
«Ho solo l'imbarazzo della scelta, perché la Sicilia ha moltissime cose straordinarie: i paesaggi, i colori, il clima, la cucina, le tradizioni e, soprattutto, la gente. Ho incontrato quasi sempre persone laboriose e particolarmente intelligenti».

E il brutto?
«Vedere deturpate proprio alcune di queste cose, per esempio molti paesaggi da sogno abbruttiti dalla speculazione edilizia e da un'industrializzazione talora senza criterio».
Parliamo di Banca Nuova: come nasce e perché?
«La scommessa fatta nel vino valeva la pena di essere fatta anche nel settore bancario. Ritenevamo che in Sicilia ci fosse spazio per un istituto di credito giovane e dinamico, ma nel contempo sostenuto da una realtà bancaria molto consolidata e tradizionale come la Popolare di Vicenza. Il connubio che caratterizza Banca Nuova, una banca appunto "nuova", è proprio questo: tradizione e modernità».

Quali risultati e quali programmi per la banca?
«I risultati sono ottimi. Lo dimostrano sia i bilanci sia il fatto che Banca Nuova è diventata ormai un importante punto di riferimento per la realtà economica siciliana, e non solo. Il programma è quello di continuare a crescere e a radicarsi, come ha fatto finora, nell'Italia meridionale. Ci sarà un'ulteriore espansione in Puglia, dove riteniamo che la banca possa aiutare lo sviluppo dell'economia locale. Guardiamo inoltre con attenzione ai paesi dell'area mediterranea, in particolare Tunisia, Libia e Marocco, dove contiamo di aprire in tempi brevi anche un ufficio di rappresentanza».

Torniamo al vino: che cosa piace al mercato nazionale e internazionale dei vini siciliani?
«A livello di vitigni autoctoni, quelli più apprezzati sono Inzolia, Grillo e Grecanico per i bianchi, Nero d'Avola per i rossi. Dei bianchi direi che vengono apprezzati i profumi e l'intensità dei sapori, sono vini molto fruttati. Dei rossi vengono apprezzate soprattutto la rotondità e la morbidezza».

Che cosa è il programma di educazione alimentare?
«È un'iniziativa molto importante, che dovrebbe essere portata avanti con assoluta priorità da parte del sistema scolastico, con l'obiettivo di far conoscere ai più giovani il modo corretto di nutrirsi e consumare la più tradizionale delle nostre bevande: il vino. Come diceva Pasteur, il vino è la più sana e igienica delle bevande, ma bisogna farne un utilizzo consapevole. Un detto antico recita: il pane dà la forza per vivere, il vivo dà la gioia di vivere».

A che punto è l'economia siciliana: la ripresa è davvero dietro l'angolo?
«La crisi è globale, sarebbe illusorio pensare che non abbia avuto ripercussioni anche in Sicilia. Sono sicuro, tuttavia, che i siciliani hanno la capacità, la volontà e soprattutto l'intelligenza per uscire dalla crisi rafforzati. Serve uno sforzo comune e un impegno serio. E, aggiungo, anche una giusta dose di ottimismo».

Cosa pensa del ponte sullo Stretto?
«Quando sarà realizzato, comprerò un'altra azienda in Sicilia».

Allarghiamo un po' lo sguardo e parliamo della crisi a livello italiano. Come giudica la situazione attuale?
«Utilizzando un'immagine, si può paragonare la crisi economica del 2008-2009 ad un grosso tubo. Moltissime aziende, belle e brutte, sono state trascinate per il tubo da una corrente, alimentata dagli ammortizzatori sociali e da altre misure, arrivando fino al 2010. La maggior parte di esse, con aiuti e spinte, è dunque riuscita ad arrivare fin qui».

E adesso?
«Ora viene il momento della selezione vera. Il grande tubo si divide in due: nel primo troncone finiranno le aziende più solide, meglio gestite, che sono riuscite a ristrutturarsi, quindi in grado di sopravvivere; nel secondo, che credo e spero sia riservato a una minoranza, finiranno le aziende destinate alla chiusura».

Le banche come dovrebbero comportarsi?
«Gli istituti di credito non amministrano soldi propri, ma dei clienti che li hanno depositati. Hanno quindi un motivo in più per essere selettivi nella concessione del credito. Dare credito ad un'azienda che non lo merita sarebbe doppiamente ingiusto, anche perché limiterebbe la possibilità di finanziare chi invece ha la possibilità di sopravvivere. Detto questo, sono ben consapevole che gli istituti di credito, in particolare se banche popolari, svolgono una funzione anche sociale. Ma i due piani operativi, quello del credito e quello sociale, non vanno confusi».
Non c'è stato un fenomeno di riduzione del credito?
«Direi di no. Nel 2009 il Gruppo Popolare di Vicenza ha aumentato gli impieghi dell'8%, a fronte di una media del sistema bancario che ha registrato una crescita degli impieghi vicina allo zero. Non dimentichiamo, però, che in molti altri paesi il credito si è ridotto in misura significativa. In particolare, per quanto ci riguarda, sono cresciute del 17% le erogazioni di medio-termine alle aziende, segno che la banca ha continuato a sostenere, anche nei momenti peggiori della crisi, il tessuto economico e produttivo, finanziando gli investimenti e le ristrutturazioni».

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