Lascia eredità ai poveri di Messina ma se ne appropriano i nipoti

Gino Miceli imprenditore di origine peloritana emigrato a Malta nel testamento aveva indicato la moglie e l'istituto Sant'Antonio. Contenzioso in corso

Messina. Lascia in eredità diversi milioni di euro alla moglie e a un istituto religioso di volontariato messinese, ma i nipoti si appropriano dei soldi infischiandosene del desiderio dello zio.
Succede tra Messina e Malta. Protagonista principale è Gino Miceli, imprenditore, originario della città peloritana ma che visse per anni nell’isola del Mediterraneo, ex colonia inglese, aprendo la Miceli Holding Limited. Nel 2005 muore e lascia un bel gruzzolo alla moglie Lian Claire Miceli e tre quarti del suo patrimonio all’istituto Sant’Antonio di Messina, centro che si occupa dei bambini poveri della città dello Stretto e luogo dove un tempo vivevano gli orfanelli.
"Miceli – racconta il direttore, padre Vincenzo Latina - era molto vicino al nostro istituto e ha sempre cercato di dare qualcosa ai giovani poveri che vivono qui. Sappiamo che ci ha lasciato dei titoli bancari e che qualcuno poi se ne è appropriato e questo ci dispiace. Tramite il nostro avvocato stiamo trattando con i  nipoti dell'uomo nella speranza di arrivare ad un compromesso".
E se l’istituto sta cercando una soluzione pacifica, la vedova ha preferito invece intentare una causa a Malta contro i nipoti.

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