Gentile: "La nuova azione di governo nell’interesse dei siciliani"

La riforma dei dipartimenti porta con sé una grande, grandissima aspettativa: rendere più efficace ed incisivo l'apparato burocratico dell'amministrazione regionale, in termini di organizzazione e di progetto. Troppo spesso e con grande abuso della parola, si sente parlare di "sfida" in un determinato settore.
Ebbene noi, come governo regionale, non dobbiamo sfidare niente, poiché la sfida mantiene sempre il suo carattere aleatorio, che non si addice alla buona politica. Noi invece dobbiamo parlare di progetto e di lavoro, dobbiamo operare dentro un progetto politico e amministrativo, dobbiamo parlare di progetto di legalità e di contrasto ad ogni attività imprenditoriale che non sia cristallina, in sintonia con le normative che disciplinano gli appalti e la concezione di libera impresa, all'interno delle regole di un Paese evoluto e democratico.
Non sono delle ovvietà, purtroppo, ed è bene ribadirle, affinché la politica legata al progetto concreto e l'immaginario collettivo facciano proprie queste basilari regole di progresso civile. D'altronde, lo stesso ex Commissario nazionale antimafia, Pierluigi Vigna, presidente della commissione di esperti della Regione Siciliana, che ha stilato e presentato un codice antimafia, ha detto che "questo codice sarà un mezzo di contrasto per le infiltrazioni mafiose".
Le regole ci sono, dunque. Applicarle sarà cura dei nuovi dipartimenti, supportati da una politica che finalmente si sentirà affrancata dagli stimoli che provengono da alcune zone d'ombra dell'economia siciliana.
Neanche l'applicazione del codice etico dovrà comunque essere una sfida, semmai dovrà essere la norma, l'uso quotidiano delle regole già scritte e vissute come valore nella percezione, individuale e collettiva, dei cittadini.
Quello delle infrastrutture è un segmento della pubblica amministrazione che potrà e dovrà essere trainante nei prossimi anni per tutta l'economia isolana, ecco perché lavorare nell'ottica di un programma condiviso da governo, parlamento, parti sociali, associazioni di categoria e imprenditori, secondo me, sarà l'obiettivo da perseguire da qui in avanti, sempre nel rispetto dell'etica e dell'interesse della Sicilia. L'estemporaneità è un concetto sublime se mantenuto nell'alveo dell'arte, ma nella politica e nell'amministrazione della cosa pubblica è bene chiarirlo una volte per tutte, si dovrà agire per programmi determinati, azioni mirate e specifiche, contenuti di interesse collettivo e pubblica utilità. Non si può uscire da ciò. Noi faremo la nostra parte, ad iniziare dal Piano casa che presto vedrà la sua forma definitiva, attraverso il quale daremo un impulso a diversi settori dell'economia siciliana.
D'altronde il presidente dell'Aniem, associazione delle piccole e medie imprese edili, Dino Piacentini, ha detto che, "la consapevolezza del ruolo trainante dell'edilizia, ma anche del gap infrastrutturale che penalizza fortemente l'economia nazionale, deve tradursi nell'immediata attivazione di una strategia industriale che definisca obiettivi e finalità condivise, nell'interesse della società civile e del sistema imprenditoriale".
Quindi il Piano casa sarà, una volta esitato dall'Ars nella sua veste definitiva, uno strumento formidabile di recupero di parte di quel gap che attualmente penalizza la nostra economia: non solo una boccata d'ossigeno per l'imprenditoria, ma un'occasione di ripristino urbanistico e ambientale (e di messa in sicurezza) dei centri abitati siciliani.
Ecco la grande verità: ripartire dai nuovi dipartimenti, restituendo loro prerogative e sostegni politici e istituzionali, rifondare sotto le insegne di un codice etico il patto sociale fra politica, istituzioni e imprenditoria e operare per piani di lavoro condivisi, dovranno essere i punti cardinali di una nuova azione di governo che ha a cuore l'interesse dei siciliani. Per tutto questo, noi lavoreremo.
* Assessore regionale alle Infrastrutture

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