Haiti, un’italiana sull’isola: morti a migliaia

Il racconto dell’operatrice umanitaria Fiammetta Cappellini: “Per le strade vagano persone in preda a crisi di panico e di isteria, feriti in cerca di aiuto”

Roma. "Molti edifici sono scomparsi. Si sentono dalle macerie le grida di aiuto di chi è rimasto sotto e i parenti sono impazienti. Si disperano. Mancano le luci per illuminare la scena e continuare a scavare di notte. Non possiamo che attendere la mattina, ma questa notte è veramente nera per tutti noi". Nelle parole di Fiammetta Cappellini, operatrice umanitaria italiana ad Haiti, c' è tutto il dramma della popolazione colpita dal gravissimo sisma di ieri.
"Cerco di essere breve perché cerchiamo di fare economie di batterie", è la premessa, che riassume il senso dell'emergenza vissuta in queste ore dalla gente dell' isola. La donna lavora per l'Avsi (Associazione volontari per il servizio internazionale), ong aderente alla Compagnie delle opere, impegnata ad Haiti dal 1999 in progetti sull' agricoltura e sul sostegno ai bambini. Di Treviglio (Bergamo), sposata con un haitiano e madre di un bambino di due anni, Fiammetta racconta via chat, utilizzando Skype, gli attimi e le ore dopo le scosse disastrose. E parla del panico che ha visto in città, dei morti, delle urla seguite al terremoto durante il percorso fatto, insieme a dei colleghi, per raggiungere la sua abitazione.
Fra gli edifici crollati, c'é il commissariato di Delmas 33, con annessa prigione e centro di detenzione di minori, un edificio di tre piani che ora non esiste più. "Il panorama - dice Cappellini - è devastante. Danni ingenti si registrano ovunque. I morti non possono che contarsi a migliaia. Per le strade vagano persone in preda a crisi di panico e di isteria, feriti in cerca di aiuto. Gli ospedali sono difficilmente raggiungibili, le strade della capitale impraticabili".
Continuano ad essere interrotti i collegamenti, manca la corrente, "tutto si è spento, i generatori sono merce rara". L'Asvi conta sul luogo sei operatori stranieri (cinque italiani e un francese), tutti vivi, oltre ad un centinaio di collaboratori locali. La sede è rimasta intatta. Dopo la prima scossa, intorno alle 17, fortissima e durata almeno un minuto, Fiammetta era in ufficio: "Siamo andati tutti a casa. Ma le strade si sono rivelate una trappola. Io e i colleghi siamo rimasti bloccati per ore". Poi è arrivata la seconda scossa: "Abbiamo deciso di dormire fuori. Non potendo raggiungere casa mia, abbiamo chiesto ospitalità in una struttura dell'ambasciata brasiliana di Port au Prince".
"Quando la situazione nelle strade si è un po' normalizzata, verso le 10 di sera, ci siamo avventurati verso casa mia. Abbiamo praticamente attraversato la città. Per fare 10 chilometri abbiamo impiegato due ore. Per fortuna avevamo la jeep. Verso mezzanotte ho potuto ritrovare mio marito. Ciò che abbiamo visto col collega Jean Philippe nell'attraversare la città è spaventoso. Non so davvero da che parte potremo ricominciare, ma lo faremo. È terribile. Penso ai quattro bambini che abbiamo soccorso oggi pomeriggio, quattro fratellini che si sono trovati sotto una casa distrutta senza i genitori non ancora rientrati dal lavoro. Uno di loro aveva gravissime ferite alla testa e piangeva disperato. La sorellina piangeva chiedendo: 'come fa la mamma a ritrovarci che la casa non c'è più?'".

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