Haiti, i missionari italiani: arrivano feriti senza braccia nè mani

La testimonianza di padre Lovera, direttore di un ospedale religioso nell’isola

Roma. "Nel nostro ospedale arriva moltissima gente disperata, feriti senza braccia e senza mani". È la testimonianza di padre Gianfranco Lovera, missionario camilliano che insieme ad altri due confratelli italiani e a tre suore, gestisce una missione a Port-au-Prince, epicentro del sisma che ha devastato Haiti.
"La gente è disperata - aggiunge il missionario, che è il direttore dell'ospedale - a centinaia arrivano nel nostro ospedale dove stiamo curando i feriti come possiamo. La struttura è stata lesionata, la forza del terremoto ha divelto le mura; letti, armadi, perfino la poltrona del dentista sono stati scaraventati fuori dell'edificio dal sisma".
Padre Lovera racconta che in città "tutto è distrutto, raso al suolo, accartocciato". "Non si sa quanti siano i sopravvissuti - prosegue - è una ecatombe. Non c'é cibo, non c'é acqua ed è una vera e propria tragedia per un Paese come questo, che già normalmente versa in condizioni disastrose".

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