A Corleone rotta una tregua di 12 anni

Nella zona non si sparava dal 1998, quando furono assassinati Giuseppe La Franca ed Emanuele Di Maggio

Gli ultimi omicidi di Cosa nostra nella zona, il feudo dei boss corleonesi, risalgono a oltre 10 anni fa. Le vittime portano i nomi di Giuseppe e Giovanna Giammona e del marito Francesco Saporito, uccisi nel '95 dal primogenito di Totò Riina. Giovanni, al suo debutto da killer, e di Giuseppe La Franca ed Emanuele Di Maggio, fratello del pentito Balduccio, assassinati nel '97 e nel '98.
Una lunga tregua, quella che ha regnato nelle terre di Riina e Bernardo Provenzano, interrotta ieri pomeriggio dal delitto di Nicolò Romeo. La vittima era incensurata - l'unico precedente a suo carico è relativo a un'omessa denuncia di un'arma e risale al '98 -, ma i nomi di due dei fratelli di Romeo vengono fuori in inchieste di mafia.
Pietro fu fatto sparire col metodo della lupara bianca nel 1997. Anche lui lavorava nel mangimificio, l'attività di famiglia. Il nome di Salvatore, invece, compare in uno dei pizzini sequestrati nel covo in cui venne arrestato Provenzano. Nel bigliettino il capomafia Nino Rotolo chiedeva al padrino di Corleone uno sconto sul pizzo che l'imprenditore avrebbe dovuto pagare. "La ditta in questione - scriveva Rotolo - ha dei silos al vostro paese e lui fa sapere che fino ad ora non aveva avuto mai problemi di richieste di denaro, adesso Mario gli ha chiesto 30.000 euro. E per questo il mio paesano e quindi anch'io vi chiediamo un intervento". Ma l'intercessione non ebbe buon esito e Provenzano, pur ribadendo la sua disponibilità ad aiutare in futuro Romeo, sul "prezzo" non fece sconti.

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