Il rinato Palermo del saggio Delio

Quattro vittorie nelle ultime cinque partite. Un bottino complessivo di trenta punti al giro di boa del campionato e un piazzamento con vista panoramica sulla zona Champions League. Alzi la mano chi, un paio di mesi fa, avrebbe scommesso un euro su quest’idilliaco quadretto rosanero. Siamo abbastanza sicuri di non vedere mani per aria, e che nemmeno il più ottimista dei tifosi avrebbe sperato in una “resurrezione” così rapida di una squadra che appariva – a parte pochi lampi - spenta, timorosa, senza idee e senza identità. Basta un cambio di allenatore per giustificare tutto ciò? A conti fatti pare di sì, e visto che dal punto di vista tattico gli uomini in campo e lo schieramento sono rimasti più o meno quelli di Zenga (e prima ancora di Ballardini) la soluzione si nasconde dietro un nome ed un cognome: Delio Rossi. Il tecnico romagnolo ha avuto il grande merito di capire che la prima cosa che andava fatta era riportare tutti sulla terra, giocatori e ambiente, facendoli scendere immediatamente da strane nuvolette a forma di scudetto che erano state troppo frettolosamente dipinte ad inizio stagione. Basso profilo, abnegazione e concentrazione, predicate da un uomo esperto che ha subito messo le cose in chiaro dicendo “qui non si vende niente, si fanno fatti”. La seconda mossa è stata quella di scegliere un modulo di base e undici uomini per recitare il copione, perché nel campionato italico non si può recitare a soggetto, e perché alcuni giocatori avevano bisogno di un’iniezione di fiducia e di autostima.
 Il resto l’ha fatto il recupero di Liverani, la progressiva maturazione di Cavani (che sta facendo passi da gigante) la “scoperta” del talento di Sirigu (grazie Coach Z!) e la crescita imperiosa di uomini fondamentali come Bovo e Nocerino. Il tutto innestato su un 4-3-1-2 che sembra finalmente funzionare a meraviglia, nonostante le frequenti amnesie di Fabio Simplicio. E lì c’è un Pastore che scalpita. Ora vedremo cosa deciderà la dirigenza rosanero per il mercato di gennaio, ma c’è da star certi che il saggio Delio cercherà di mantenere la compattezza del gruppo senza stravolgerlo, e cercando magari di coinvolgere giocatori finora inespressi. La scelta di Succi ieri nella ripresa ne è un chiaro indizio. Tutto questo con buona pace delle sirene che con il loro canto chiamano gioielli come Kjaer lontano dall’ombra di monte Pellegrino. E anche di chi ha ironizzato sulla fama di mangia-allenatori del presidente Zamparini. Chissà, speravano che sbagliasse, invece stavolta il patron rosanero pare aver calato sul tavolo del campionato l’asso giusto. Ora il doppio impegno esterno Lazio-Napoli, delicato psicologicamente e tecnicamente. Siamo sicuri che Rossi darebbe una cifra per dare un dispiacere a Lotito, ma che non trascurerà l’importanza della gara di domenica, un posticipo che profuma di Champions. La Coppa Italia per i tifosi rosanero evoca vecchie ferite mai rimarginate del tutto. Il balsamo di una qualificazione ci porterebbe al San Paolo sulle ali dell’entusiasmo.

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