I dieci film che hanno fatto la storia

Tra le pellicole anche La tunica, 2001 Odissea nello spazio ed ET

Roma. In principio fu il 3D: la meraviglia tecnologica che nel nuovo film di James Cameron, 'Avatar', sembra proiettare il cinema in una nuova dimensione e già suscita polemiche, ha antenati illustri.
Furono infatti i Fratelli Lumiere a mettere a punto nei primi anni '20 del Novecento quell'immagine stereoscopica che oggi ritrova profondità di visione grazie agli occhiali polarizzati. I loro filmati esotici, realizzati in modo sperimentale ma già soddisfacente, trasformavano in potenziale realtà industriale i primi esperimenti di pellicola trattata con l'anaglifo, ovvero il predecessore della moderna visione tridimensionale, lo stesso procedimento che poi Hollywood avrebbe resuscitato negli anni '50 per la prima, breve, stagione del 3D.
Ciò che fa di Avatar una pietra miliare del cinema contemporaneo è anche un'idea della rappresentazione che stravolge abitudini consolidate, sul piano dell'immaginario, del colore, della costruzione d'ambienti e persino del racconto. Da questo punto di vista si ricollega ad alcuni passi fondamentali della storia della settima arte, firmati da autori e produttori che come Cameron ne hanno rivoluzionato il linguaggio.
È doveroso allora cominciare da D.W. Griffith, il padre della cinematografia americana, che nel 1915 firmò con Nascita di una nazione il primo kolossal moderno. Si può poi passare al francese Abel Gance che nel 1927 introduce con Napoleon un modello (poi abbandonato) di percezione visiva, capace di restituire la visione periferica dell'occhio umano.
Se si resta al bianco e nero, ci si imbatte in Orson Welles, con il suo Quarto potere del 1941: lo schermo si modifica dall'interno, permettendo allo spettatore scorci dal basso verso l'alto e vertigini narrative insuperati. Nel ’39 sempre Hollywood proponeva la rivoluzione del colore, dopo aver dato voce ai suoi personaggi al tempo del Cantante di Jazz: alla vigilia della seconda guerra mondiale il mondo scopre con Via col vento come le tinte (specie il rosso degli incendi ad Atlanta) possano avvicinare lo spettacolo al mondo reale.
Nel 1952 apparve il cinerama che permetteva un'ampiezza di visione su un solo schermo fino a quel punto impensata e che portò poi al cinemascope; La tunica di Henry Koster accoppiò i ritrovati dell'industria in un kolossal destinato a riaprire la via del grande spettacolo popolare e 10 anni dopo, nel 1962, fu David Lean a sperimentare per primo lo splendore della pellicola in 70 mm che restituiva a Lawrence d'Arabia la veridicità dei panorami del deserto arabico.
2001 Odissea nello spazio di Stanley Kubrick, é del 1968 e il paragone calza a pennello se si pensa alla volontà di sperimentazione accompagnata da oculatezza produttiva che ne fece un successo planetario. Da citare poi Francis Ford Coppola con il suo Apocalypse Now del 1979 e, sette anni più tardi, Steven Spielberg con Captain EO.
Nella storia, ovviamente, anche E.T. nel 1982 e sempre nel 1982 Hollywood sforna Tron.
Il 3D degli anni '50 allinea una serie di prodotti che oggi si possono tranquillamente gustare senza gli occhiali anaglifici. Fa però eccezione almeno Il delitto perfetto di Alfred Hitchcock, che usò la nuova tecnica per il colpo di scena centrale del suo film e dimostrò nel 1954 (proprio come fa oggi Cameron con 'Avatar') come un ritrovato tecnico quale la diversa profondità di campo, possa essere agilmente piegato a strumento espressivo di rara potenza e originalità.

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