I clandestini e le mancate risposte

Quella di Rosarno “è una vicenda da cui quasi tutti escono male. Si tratta di una conseguenza quasi fisiologica di una immigrazione spesso fuori controllo e, in tempi di crisi, troppo numerosa”

Pochi eventi di cronaca hanno scatenato le reazioni degli italiani come la “rivolta” degli immigrati di Rosarno: lo testimoniano le migliaia di commenti agli articoli on-line dei principali quotidiani, con differenze di interpretazione che fanno tornare alla mente il “Visto da destra” e “Visto da sinistra” del Candido di Guareschi. Si passa dall'invito a cacciare via senza indugio tutti i clandestini dei lettori dei giornali vicini alla maggioranza, alle accuse agli agricoltori calabresi di praticare lo schiavismo ospitati da quelli dell'opposizione. Per quanto non comparabili né nelle dimensioni, né nella portata politica, gli scontri hanno - in altre parole - scatenato un dibattito simile a quello sollevato a suo tempo in Francia dall'incendio delle banlieus.
Purtroppo, è una vicenda da cui quasi tutti escono male. Ne escono male le autorità, che da anni tollerano che nella piana di Gioia Tauro arrivino in autunno un paio di migliaia di immigrati - in buona parte clandestini provenienti dall'Africa subsahariana - per raccogliere prima i mandarini e poi le arance con compensi da fame. Ne escono male i proprietari degli agrumeti, che approfittano della situazione per tagliare i costi di produzione, senza preoccuparsi del fatto che i loro braccianti vivono in condizioni disumane, in fabbriche abbandonate senza luce, acqua e servizi igienici. Ne escono malissimo gli africani stessi che, per protestare contro alcuni colpi di fucile ad aria compressa (in una zona dove si è abituati all'uso di ben altre armi) da parte di un cittadino esasperato si sono scatenati in un'orgia di devastazioni e di violenze, anche contro le forze dell'ordine, che hanno rafforzato in molti italiani l'ostilità nei confronti degli stranieri e nuociuto così anche alla causa degli immigrati osservanti della legge. Ne escono male anche tutti coloro che - come i Medici senza frontiere, autori a suo tempo di un rapporto devastante - conoscevano bene la situazione ma hanno finito con il disinteressarsene.
Paradossalmente, gli unici che si salvano sono quegli abitanti di Rosarno (un Paese dove la amministrazione comunale è stata sciolta per infiltrazioni mafiose) che pur essendo le principali vittime dei disordini, hanno cercato prima degli scontri di prestare assistenza umanitaria agli immigrati e poi di attenuare le tensioni.
Il ministro degli Interni Maroni ha certo le sue ragioni quando dice che questi eventi sono il frutto di una eccessiva tolleranza nei confronti della immigrazione clandestina, che ha alimentato la criminalità e prodotto situazioni di forte degrado. Ma ha ragione anche Bersani, quando sostiene che ormai da anni l'immigrazione è gestita dalla legge Bossi-Fini, che nelle intenzioni dei suoi autori, legando i permessi di soggiorno alla esistenza di un contratto di lavoro, avrebbe dovuto evitare proprio situazioni di questo genere. Il governo, del resto, sembra essersene reso conto, nel senso che non si è limitato a considerare il problema sotto il profilo dell'ordine pubblico, ma lo ha affidato a una task force di cui, oltre al ministero degli Interni, fanno parte anche quello del Welfare e - per la parte che le compete - la Regione Calabria.
Alla fine del secondo giorno la situazione rimane incandescente, con nuovi feriti e il doppio pericolo che da Rosarno l'incendio si propaghi anche ad altre località dove sussistono situazioni analoghe e che la malavita organizzata ci metta del suo, come è avvenuto di recente alle porte di Napoli. Le forze dell'ordine si trovano da un lato a dovere provvedere, al più presto e con la massima severità, alla individuazione e - se del caso - alla espulsione con accompagnamento alla frontiera degli immigrati senza permesso di soggiorno al centro della rivolta, dall'altro ad impedire una indiscriminata caccia all'africano che potrebbe avere negative ripercussioni a livello nazionale e addirittura internazionale.
Quanto alle forze politiche, seguano le esortazioni del Capo dello Stato ed evitino si sfruttare questa brutta storia a fini di parte. Si tratta - purtroppo - di una conseguenza quasi fisiologica di una immigrazione spesso fuori controllo e, in tempi di crisi, troppo numerosa. Lo dimostra il fatto che vicende simili si sono verificate, e continuano a verificarsi, ormai in quasi tutti i Paesi d'Europa.
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