Fiat, gli operai: noi senza un futuro

Più critica la situazione per i lavoratori dell'indotto: "Non possiamo fare progetti". Un ragazzo: "Avrei dovuto sposarmi, ma sono costretto a rimandare". Un suo collega: "Ho due figli piccoli come manderò avanti la famiglia?

Palermo. Storie di famiglie con un futuro incerto e di famiglie programmate ma che potrebbero non nascere. Almeno non subito. Storie di chi lavora nello stabilimento di Termini Imerese con un rospo difficile da mandare giù. L’incertezza del posto e la seria possibilità che nel 2012 la fabbrica chiuderà i battenti. Amarezza ed esasperazione per un futuro che non ha più certezze, così come vuole il Lingotto, sono questi i segni che tracciano i volti e gli sguardi degli operai dello stabilimento. Che però questa mattina erano accesi da quella risolutezza di chi non ha più niente da perdere. Al consiglio di fabbrica tenutosi alla sede della Cgil di Termini Imerese è emersa la speranza di combattere per mantenere in vita quel che esiste da sempre. Una lunga mattinata di sfoghi accorati, decisioni, ire e numerose fumate fuori dalla porta che ad intermittenza hanno scandito il clima teso. Ed in questi momenti, tra un’aspirata profonda e l’altra è emerso in tutta la sua gravità il dramma che vivono gli operai alla periferia dell’impero industriale. Francesco Cirlincione, operaio dell’indotto, rsu della Lea Corporation, padre di due bimbi di 12 e 7 anni non nasconde la sua preoccupazione: “La situazione all’indotto è ancora più critica – racconta –. Siamo tutti giovani, chi ha bimbi piccoli, chi si è appena sposato, e chi vorrebbe fare progetti. La situazione è psicologicamente insostenibile proprio in famiglia. Io e mia moglie facciamo di tutto per non fare pesare questo momento ai piccoli, e magari cerchiamo di far passare loro ogni capriccio, con l’aiuto economico dei nonni”. Poi lo sfogo: “Gli operai della Fiat sono più anziani e hanno la mobilità come possibilità anche se non è molto. Ma per noi è un dramma. Tutte le famiglie qua sono monoreddito, e tutti abbiamo affitti e mutui da pagare. Pago 400 euro di affitto , la mia bambina va in prima media mentre il maschietto alle elementari, come si può mandare avanti così una famiglia?”. Lo raggiunge un collega, Michele Russo, operaio dell’indotto Bn Sud.
“Avevo programmato il mio matrimonio per il 2011. Avevo la sicurezza di un contratto a tempo indeterminato. Adesso non posso più fare progetti. Siamo 74 dipendenti e tutti perderemo il lavoro”. L’operaio delegato Fiom, Giuseppe Giudice, commenta: “Ricordo che prima la gente di Termini partiva per andare a cercare lavoro, abbandonava questo paese di cui non se ne sapeva neanche l’esistenza. Con la costruzione dello stabilimento Termini Imerese divenne al centro dell’attenzione di tutta Italia, un impianto che ha riabilitato il sud agli occhi del paese. La globalizzazione ha anche i suoi effetti sul destino cui vogliono che andiamo incontro. Vogliono chiudere, senza dire nulla, senza nemmeno ringraziare chi da generazioni ha mantenuto vivo questo polo industriale”.

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