Fiat, una cordata siciliana per salvare Termini Imerese

Simone Cimino, imprenditore di origine siciliana, vorrebbe riconvertire l'impianto alla produzione di auto a propulsione ecologica sfruttando consolidate partnership tecniche indiane o cinesi

Termini Imerese. La speranza a volte arriva dal posto dove meno te l'aspetti, ovvero casa tua, la Sicilia. Per salvare lo stabilimento Fiat di Termini Imerese spunta una cordata siciliana, con un colpo di scena, tutto da verificare e tutto da chiarire, che potrebbe però essere una svolta. La proposta arriva da Simone Cimino, imprenditore milanese di origine siciliana, gestore e presidente del fondo di private equity Cape Natixis che vorrebbe riconvertire l'impianto alla produzione di auto a propulsione ecologica sfruttando consolidate partnership tecniche indiane o cinesi. "Ritengo interessante e doverosa un'iniziativa simile che riunisca imprenditori siciliani per realizzare un'auto ecologica tutta 'made in Sicily'' ha spiegato Cimino, raggiunto telefonicamente, ricordando di aver costituito nel 2006 la Cape Regione Siciliana Sgr (Cimino & Associati Private Equity 51% e Regione Siciliana 49%) con sede a Palermo per investimenti nella regione "con carattere non solo finanziario ma anche etico e sociale". "Chi meglio di noi che siamo sul territorio per un'iniziativa simile che riunisca tanti imprenditori siciliani intelligenti e di successo, destinata a non far perdere un prezioso know how?" afferma Cimino, che chiede alla Fiat di decidere presto sulla sorte dell'impianto. "Aspettiamo inoltre la decisione del governo nazionale e della Regione Sicilia - aggiunge -. Da parte loro ci deve essere la volontà di appoggiare l'iniziativa, così come nel caso recente dello stabilimento Sharp per il fotovoltaico. Non deve essere necessariamente un finanziamento ma anche solo un incentivo per l'acquisto di auto ecologiche di questo tipo".

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