Fiat di Termini, operai sul piede di guerra

Riunione dei delegati in arrivo da Mirafiori, Melfi, Pomigliano e Cassino. Con loro i dipendenti delle aziende dell'indotto. E oggi ripartita la produzione dopo la cassa integrazione

Il futuro della Fiat passa dalla Sicilia. E se da un lato nel clima praticamente estivo di Termini Imerese i sindacati discutono del futuro dell’azienda del Lingotto, dall’altro, sempre nel territorio termitano, gli operai oggi sono tornati al lavoro dopo il periodo di cassa integrazione scattato durante le feste natalizie. Ma anche se oggi è ripartita la produzione, domani il consiglio di fabbrica si riunirà per decidere le iniziative di lotta contro la decisione della Fiat di non produrre più auto nella fabbrica siciliana a partire dal 2012. E per lunedì è prevista anche l'assemblea dei lavoratori.
Per di più i lavoratori si preparano allo sciopero generale contro il piano industriale che tra i punti più contestati prevede lo stop della produzione di auto a Termini Imerese a partire dal 2012. Dopo la Fim-Cisl, anche la Fiom-Cgil ha chiamato alla mobilitazione gli oltre 80 mila dipendenti della Fiat, ribadendo i giudizi negativi nei confronti del piano presentato il 22 dicembre a Palazzo Chigi.
Intanto tutti in Sicilia per parlare del futuro e per esaminare nei dettagli il piano industriale presentato il 22 dicembre a Palazzo Chigi. Nella Camera del lavoro, in via Mattarella, si è riunito il coordinamento nazionale della Fiom-Cgil. Per programmare proteste e proposte. Alla riunione, rigorosamente a porte chiuse, hanno preso parte il leader della Fiom Gianni Rinaldini, i responsabili sindacali degli stabilimenti di Mirafiori, Melfi, Termini Imerese, Pomigliano e Cassino e i delegati delle aziende dell'indotto locale.
La Fiom ha fatto il punto sulla situazione nella fabbrica di Termini, proponendo infine lo sciopero generale dei lavoratori di tutti gli stabilimenti Fiat. “Penso a uno sciopero di 8 ore da effettuare in tempi rapidi - ha detto Rinaldini -. La prossima settimana è prevista una riunione unitaria con Fim e Uilm, in quella sede decideremo le modalità di una mobilitazione che riguarderà oltre 80 mila lavoratori della Fiat, ai quali si aggiungono gli addetti alla componentistica".
Alla Fiat di Termini Imerese, dove viene assemblata la Lancia Ypsilon, lavorano 1.350 dipendenti, altri 600 sono occupati nell'indotto. “Sul piano industriale della Fiat il nostro giudizio è negativo. Il punto inaccettabile - ha aggiunto Rinaldini - è la chiusura dello stabilimento di Termini Imerese”. E il capitolo termitano non può e non deve essere solo una vertenza tutta siciliana. “Si tratta di un problema nazionale, riguarda le scelte della Fiat - ha illustrato il segretario Fiom - e quindi è necessario coinvolgere tutti i lavoratori del gruppo nelle iniziative che il sindacato intende mettere in campo a livello nazionale. Assieme agli operai di Termini inoltre, decideremo le altre azioni di lotta in difesa della fabbrica e dell'occupazione”.
E mentre si cerca di salvare il futuro della Fiat di Termini Imerese, non si può non tenere conto della proposta di Simone Cimino, imprenditore milanese di origine siciliana, che vorrebbe riconvertire l'impianto alla produzione di auto a propulsione ecologica sfruttando consolidate partnership tecniche indiane o cinesi. Il senatore Antonio D'Alì, presidente della commissione Territorio-Ambiente del Senato "guarda con interesse" alla cordata guidata da Cimino. Ma il futuro della Fiat ancora è tutto da decidere. I sindacati sono sul piede di guerra. I problemi, infatti, non riguardano solo la Sicilia. Un gruppo dei lavoratori della Fiat di Pomigliano d'Arco, nel Napoletano, ad esempio, questa mattina ha occupato l'aula consiliare del Comune per protestare contro il mancato rinnovo del contratto. Hanno annunciato che occuperanno simbolicamente anche la sede della Fiom. "Chiediamo che sia convocato un incontro tra tutti i sindacati tra oggi e domani - spiegano i lavoratori - in modo che si arrivi poi alla presenza, nell'aula consiliare, anche di tutti i segretari nazionali dei sindacati stessi. Devono essere al nostro fianco in questa lotta per la difesa occupazionale".

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