Mattarella trent’anni dopo

Il 6 gennaio 1980 l’omicidio del presidente della Regione siciliana. Oggi le commemorazioni. Il ricordo del mondo politico

PALERMO. Fu ucciso davanti ai suoi figli e alla moglie, con i quali stava andando a messa, in un giorno qualsiasi, come un uomo qualsiasi. Così Piersanti Mattarella, 44 anni, presidente della regione siciliana in carica fu assassinato dalla mafia il 6 del 1980. Uomo vicino ad Aldo Moro, di cui era allievo, dirigente ascoltato della Democrazia cristiana degli anni Ottanta, per Mattarella si pensò ad un omicidio maturato negli ambienti delle Brigate Rosse. Furono i pentiti, con Masino Buscetta in testa, a rivelare che invece a volere il presidente morto era stata Cosa nostra.
Mattarella, considerato artefice di una stagione di riforme che per la prima volta portò il Pci a sostenere la maggioranza di centrosinistra, oggi sarà ricordato con una cerimonia davanti al palazzo dove fu assassinato e dove ancora abitano i suoi familiari, in via Libertà, a Palermo. Alle 9.30 sarà deposta una corona di fiori. Oltre ai parenti, vi prenderanno parte autorità politiche, militari, religiose e magistrati. Prevista la presenza del governatore, Raffaele Lombardo. Dopo la cerimonia, alle 12.15, ci sarà una funzione religiosa, come ogni anno, nella chiesa dell'istituto Gonzaga.
"Trenta anni fa – dice il senatore del Pdl Carlo Vizzini - la mafia uccise brutalmente Piersanti Mattarella, grande presidente della Regione e uomo politico di alti valori che donò la sua vita per combattere ed estromettere dalla pubblica amministrazione Cosa nostra". "Ebbi con lui un franco e leale rapporto di collaborazione mentre ero sottosegretario di Stato - aggiunge - e sono convinto che il suo coraggio e la capacità di dire no a testa alta ai mafiosi siano ancora oggi uno dei patrimoni più alti e importanti del Popolo siciliano".
Anche il sindaco di Palemo, Diego Cammarata, ne dà un personale ricordo "il presidente delle 'carte in regola', colui che riteneva che fossero per primi i siciliani a dover fare la propria parte per mettersi nelle condizioni di chiedere al governo e al Parlamento nazionale un sempre maggiore impegno legislativo e finanziario in favore della nostra terra. Nel trentennale del sacrificio di Mattarella - continua - voglio ricordare l'eroismo, anche se forse inconsapevole ma forse per questa ragione ancor più prezioso, di questo uomo e politico di cui la famiglia ricorda la 'normalità', di questo autentico servitore dello Stato, caduto come molti, troppi altri (giudici, politici, giornalisti, poliziotti e carabinieri) nella lotta alla mafia. Una lotta che, come fanno intendere i crescenti colpi messi a segni in questi ultimi mesi, lo Stato sembra avviato a vincere".
Secondo il portavoce nazionale Idv, Leoluca Orlando: "Le sue posizioni erano molto più avanti della società civile e politica del suo tempo. Questo suo progetto di avanguardia creò un clima di preoccupazione in ambienti politici, imprenditoriali, sociali e religiosi che hanno facilitato e provocato la sua uccisione".
"Piersanti Mattarella e Pippo Fava hanno il merito di avere lottato per una Sicilia che rifiuta la mafia e con essa l'illegalità, il malcostume, la corruzione e l'abuso del potere - dice Rita Borsellino, parlamentare europeo -. Amava la sua terra e proprio per questo sapeva legare il forte sostegno all'azione di contrasto alla mafia con un progetto di sviluppo alternativo per la Sicilia - conclude –.  A 30 anni dalla sua scomparsa ancora oggi si possono cogliere i segni lasciati dal suo percorso teso ad affrancare la Sicilia dal male della criminalità organizzata. Un percorso coerente e coraggioso per una Sicilia nuova e libera".

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