La "guerra giusta" e la "pace giusta"

Il discorso pronunciato da Obama ritirando il Nobel ha lasciato in molti osservatori di politica estera dubbi e perplessità

Il discorso pronunciato da Barack Obama, in occasione del ritiro del Premio Nobel per la Pace, ad Oslo, ha lasciato in molti osservatori di politica estera e di strategia globale dubbi e perplessità. E sembrato che fosse caduto in contraddizione parlando di "guerra giusta" nel momento in cui veniva consacrato, al mondo civile, come uomo di pace. Ha parlato anche di una "pace giusta", ancora lontana, che vale la pena conquistare, se necessario, con una condotta di guerra più decisa contro il regime dei talebani ma rispettosa dei diritti umani e delle Convenzioni di Ginevra. Una guerra giusta che è necessario vincere, quale logico corollario dottrinale della giusta causa nel diritto internazionale. Solo così l'Afghanistan potrà uscire dalla violenza politico-religiosa, dalla corruzione, dalla droga e consolidare il processo di democratizzazione, appena iniziato. Una posizione difficile, quella del presidente Obama, che deve dare sicurezza al suo popolo contro un nemico implacabile , imbevuto di un pericoloso fanatismo religioso ricalcando, per alcuni aspetti, la politica di Bush,con la logica conseguenza di una sensibile flessione nel gradimento del popolo democratico, sfiduciato da una guerra asimmetrica e verticale che si trascina stancamente e che provoca tanti morti nel corso di attacchi terroristici, sempre più frequenti.
Attentati perpetrati da un nemico, invisibile, difficile da combattere, che gode del consenso di una buona parte della popolazione afghana e pakistana e che ha favorito la latitanza del nemico numero: Bin Laden. In occidente, le missioni di pace sono tollerate a fatica e i governi, tranne quello italiano che appoggia, con lealtà e con il consenso della opposizione, la politica estera dell'amministrazione Obama, cercano di fare il meno possibile e reputano che il problema riguardi solo gli americani perché detengono la potenza militare e una deterrenza più credibile. Nulla di più sbagliato. L'Europa, se il terrorismo non fosse militarmente contrastato, sarebbe in prima linea contro gli attacchi delle cellule di Al Qaeda. Lo dimostrano gli attentati di Madrid e di Londra e la presenza di basi clandestine dove verrebbero addestrati e indottrinati i guerriglieri per alimentare la Jiad e da dove risulterebbero partiti gli autori di eclatanti azioni terroristiche come quella tentata sul volo D, decollato da Amsterdam per gli Usa. Ed inoltre,un insuccesso degli Stati Uniti e dell'Unione Europea comporterebbe una caduta verticale del prestigio della NATO e degli Stati Uniti in campo internazionale, che esporrebbe ancora di più l'occidente al terrorismo islamico. Per raggiungere la vittoria e quindi una pace giusta che garantisca una reale sicurezza, è necessario incrementare la presenza militare occidentale nelle aree più sensibili dell'Afghanistan e dare massimo impulso alle operazioni militari per sottrarre il territorio alle milizie talebane. Guerra giusta per una giusta causa con una giusta condotta delle operazioni di antiguerriglia. In tale quadro, 30.000 soldati americani, ben presto, saranno inviati in quel teatro e l'Italia rinforzerà il proprio contingente con altri 1.000 uomini, malgrado le dolorose perdite subite.
Gli Stati che partecipano alla missione sono 42 per un totale di 67.700 uomini di cui 2.795 italiani, ma i risultati fin qui raggiunti sono considerati non ancora soddisfacenti perchè in talune zone, in particolare lungo il confine con il Pakistan, nel sud-est del Paese, la presenza talebana è predominante. L'attività della guerriglia è di recente cresciuta e il numero dei caduti è purtroppo aumentato. Ciò ha provocato,in larghi strati della popolazione americana ed Europea, una strisciante sfiducia in una vittoria definitiva sulla guerriglia talebana e su Al Qaeda, in tempi brevi. Il territorio è difficile, le tribù , di diverse etnie , sono sempre in lotta tra loro, con il predominio dei pashtun, alla quale appartiene anche il rieletto e discusso Presidente Karzai.
La centralità del discorso di Obama, ad Oslo, verteva appunto su questo tema fondamentale: la Pace ad ogni costo oppure una pace giusta conquistata, se è necessario, anche con la guerra per una giusta causa ? Dalla esperienza tratta dalla tragedia della seconda guerra mondiale provocata dalla diabolica politica estera di Hitler, nel '39, che non si accontentò dei Sudeti ma volle poi mettere le mani anche su Danzica, grazie alla inerzia delle democrazie inglese e francese, è veramente difficile dare torto a Obama

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