Italia, non più il paese degli inventori

L'anno appena concluso si chiude con una ripresa dei brevetti registrati, ma secondo l'Ocse siamo indietro rispetto alle medie del passato. Regione con più fantasia l'Emilia Romagna

Quasi diecimila invenzioni in un anno. Il 2009 si chiude con una ripresa dei Brevetti registrati in Italia. Certo - dalle statistiche internazionali dell'Ocse - l'Italia non appare più il Paese degli inventori. Ma, a guardare l'ultima elaborazione dell'Ufficio Brevetti e Marchi del ministero dello Sviluppo Economico, il 2009 è stato un anno d'ispirazione: le idee da "registrare", dopo aver toccato il fondo con due anni consecutivi di cali, sono tornate a crescere, aumentando quasi del 2%. A dare una spinta alla creatività, almeno sul fronte dell'innovazione nell'industria e nel terziario, sono state le nuove regole, che agevolano il riconoscimento della novità a livello europeo e internazionale.

Il terreno da recuperare è, però, molto esteso: le cifre sull'ingegno italiano sono lontane dai picchi toccati in passato. Le fotografano le statistiche dell'ufficio brevetti e marchi del ministero dello Sviluppo Economico. Dopo i recenti ribassi, del 2008 (-7,1%) e  del 2007 (-3,2%), a cui si aggiungono i cali accumulati negli anni precedenti, rimane arduo per l'Italia recuperare la fama di Paese di inventori, oltre che di santi, poeti e navigatori. Se si paragona il numero delle invenzioni del 2009, 9.600 circa, a quello di trenta anni fa, la caduta supera il 75%.  Un rapporto pubblicato a dicembre dall'Ocse tra il 2005 e il 2007 consente un confronto internazionale. L'Italia ha avuto un numero di brevetti per abitanti tra i più bassi, di sei volte inferiore a quello della Germania e di quasi quattro rispetto alla media dei Pesi del G7. D'altra parte, secondo quanto rileva l'organizzazione per lo sviluppo e la cooperazione economica, già prima dell'inizio della crisi, nel 2007, il Belpaese ha destinato al settore della ricerca e dello sviluppo solo il 1,1% del Pil, ovvero la metà rispetto alla media del G7. Pesa, poi, lo scarso coinvolgimento di quelli che dovrebbero essere i due motori dell'innovazione: le aziende e l'università: le imprese tricolori finanziano solo il 40% delle spese di ricerca e sviluppo, contro il 53% dei pesi Ocse.

La creatività sembra anche avere un diverso andamento regionale. Non è equamente distribuita su tutta la Penisola e rispecchia la geografia dell'imprenditorialità. Secondo i dati di fine dicembre del ministero dello Sviluppo, L'Emilia Romagna é stata la Regione più ricca di idee in rapporto alla popolazione residente, con 32,4 invenzioni ogni 100 mila abitanti. Al secondo posto della classifica della creatività si piazza la Lombardia, cuore pulsante dell'economia italiana (27) e in terza posizione c'é il Friuli Venezia Giulia (25). Se si guarda, invece, solo al numero di domande arrivate nelle diverse Camere di Commercio, senza rapportarle alla popolazione, leader indiscussa dell'ingegno è la Lombardia, che nel 2009 ha presentato 2.533 richieste di brevetti. Basti pensare che solo a Milano sono state messe a punto oltre 2.000 creazioni; sotto la Madonnina nascono più idee, il 22% del totale. Il Sud, anche sul fronte dell'inventiva, rimane indietro: ai piedi della graduatoria si trovano il Molise (1,2), in penultima posizione la Basilicata (1,4) e a poca distanza la Sardegna (1,5). Ma in valore assoluto la Regione più povera di idee quest'anno è al Nord Italia: la Camera di Commercio della Valle d'Aosta ha fatto registrare la cifra più bassa di domande per brevetti, appena 2 in un intero anno.

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