Marchionne non dà più speranze: stop alle auto a Termini dal 2012

L'amministratore delegato illustra il piano aziendale a governo e sindacati: 8 miliardi di investimenti in due anni: "Disposti a discutere la riconversione dello stabilimento"

Un piano «ambizioso» per l'Italia, con investimenti per 8 miliardi nei prossimi due anni, un aumento della produzione auto che potrebbe arrivare fino ad un milione, con il lancio di 17 nuovi «prodotti» e l'aggiornamento di 13 modelli esistenti. L'ad di Fiat, Sergio Marchionne, presenta a governo e sindacati il «piano per l'Italia» e, con estrema franchezza, non manca di portare a palazzo Chigi anche la conferma delle notizie più negative: Termini Imerese cesserà infatti la produzione a dicembre 2011 perchè le «condizioni di svantaggio competitivo» e di difficoltà strutturali continuano a rendere lo stabilimento «in perdita». Anche per Pomigliano, dove potrebbe approdare la nuova Panda, il cambio di produzione non sarà indolore: lo stabilimento campano «richiede infatti ingenti risorse e comporterà ulteriore inattività per i lavoratori». Servirà un prolungamento del sostegno al reddito, ha spiegato Marchionne, precisando che «questa soluzione, pur comportando un impegno per tutti, è l'unica strada, anche se non è una soluzione ottimale dal punto di vista della logica industriale».
Pomigliano a parte, è la conferma della chiusura di Termini che preoccupa di più governo, sindacati e lavoratori. Ieri una folta delegazione di operai, circa trecento, soprattutto di Termini Imerese e Pomigliano, ha manifestato davanti al Parlamento in occasione della riunione a Palazzo Chigi con l’ad di Fiat. «Duemilacinquecento famiglie senza lavoro: non lo permetteremo» recita uno striscione dei lavoratori di Termini che, spiegano: «Se oggi Marchionne è qui è grazie alla lotta che Termini ha fatto nel 2002». «Non è vero che le auto a Termini costano mille euro in più» affermano altri lavoratori mentre un altro gruppo, sulle note della Tarantella, grida «Pomigliano non si tocca». Al termine del vertice a Palazzo Chigi, il gruppo di lavoratori, piuttosto contrariato e deluso, ha sfilato in corteo a Roma lungo via del Corso fino a Piazza Venezia, dopo aver protestato davanti a Palazzo Chigi e in Piazza Montecitorio. Al passaggio del corte, scortato dalle forze dell'ordine, il traffico è stato bloccato.
Il top manager del Lingotto ha spiegato che «l'intenzione della Fiat è quella di conciliare i costi industriali e la responsabilità sociale perchè un puro calcolo economico avrebbe conseguenze dolorose che nessuno vuole. L'attenzione esclusiva al sociale però - ha continuato Marchionne - condurrebbe alla scomparsa dell'azienda». Lo stabilimento di Termini è in perdita e «la Fiat non può più permetterselo» sottolinea Marchionne. Siamo disposti - ha continuato - a discutere proposte di riconversione con la Regione Sicilia e con gruppi privati e a mettere a disposizione lo stabilimento».
Uscendo da Palazzo Chigi lo stesso Marchionne, piuttosto irritato, esprime dispiacere per aver dovuto dare la notizia «due giorni prima di Natale». «L'unico modo per risolvere il nodo Termini sarebbe spostare la Sicilia e metterla vicino a Piemonte o Lombardia. Se Lombardo è capace di fare questo, che Dio lo benedica», prova ancora a spiegare l'ad di Fiat dopo aver glissato la domanda sulla possibilità di «mettere a disposizione» l'impianto siciliano anche a gruppi stranieri». Affermazioni, quelle di Marchionne, che irritano il governatore Lombardo: «Il sud e la Sicilia hanno già dato, al nord e alla Fiat, con un esodo biblico durato oltre un secolo, braccia e cervelli, contribuendo alla costruzione di enormi fortune e di incommensurabile ricchezza. Non possiamo permettere quindi a mister Marchionne di calpestare con cinica ironia la nostra dignità». Lombardo quindi aggiunge che «dinanzi a questo atteggiamento mi aspetto dal governo nazionale e dai sindacati una coerente reazione, in linea con quanto già ampiamente annunciato: il taglio di qualsiasi incentivo a favore della Fiat e delle sue consociate. Ai lavoratori dico che con le risorse che abbiamo destinato a Termini, sono certo che riusciremo a trovare una soluzione con buona pace di mister Marchionne».
Marchionne da parte suaa tiene a precisare che «non è vero «che Fiat è un'azienda assistita dallo Stato. Gli incentivi sono stati finanziati dalla Fiat», dice, ricordando che il gruppo vanta un credito accumulato di circa 800 milioni di euro e chiudendo il discorso con un giudizio tagliente: «Ogni volta che sento dire che Fiat si poggia sull'assistenza dello Stato mi auguro - dice - che sia dovuto all'ignoranza piuttosto che alla malafede».

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