Lombardo: il piano Fiat va rivisto

Il governatore invita a costituire un fronte unico. La delusione delle forze politiche e dei sindacati al programma del Lingotto

Il piano presentato dalla Fiat al governo, definito da Marchionne «ambizioso», non prevede un futuro per lo stabilimento automobilistico di Termini Imerese. Immediate le reazioni alla notizia. «Subito un tavolo con la Fiat, la regione Sicilia e i sindacati per definire il futuro industriale di Termini Imerese e tutelare l'occupazione», ha affermato il ministro per lo sviluppo Economico, Claudio Scajola al termine dell'incontro a Palazzo Chigi. «Per il resto – ha aggiunto il ministro - apprezziamo la volontà della Fiat di rilanciare la centralità dell'Italia». Per il governatore della Sicilia, Raffaele Lombardo «è necessario che questo piano venga completamente rivisto». Lombardo ha chiamato in causa le risorse disponibili, fra cui i Fas, il fondo sociale europeo e «un credito d'imposta che vale 600 milioni di euro all'anno per una Sicilia che oggi può e vuole ristrutturare quell'impianto e per produrre auto per altri 20 o 30 anni. C'è la volontà - ha aggiunto Lombardo - di dialogare mettendoci tante risorse. In caso contrario, chiediamo la solidarietà, non soltanto da parte del sindacato, ma anche da parte del Governo». E aggiunge: «Siccome c'è un Governo nazionale, di cui facciamo parte, ci aspettiamo un fronte unico perchè questo piano venga completamente rivisto».
L’assessore regionale all’Industria, Marco Venturi, sottolinea che «adesso sappiamo con certezza qual è la posizione della Fiat: ha presentato un grosso piano industriale che prevede il rilancio dell'azienda con grossi investimenti in Italia e nel mondo dimenticandosi tuttavia di Termini Imerese. Non lo condividiamo perchè crediamo che a Termini Imerese bisogna continuare a produrre automobili. Ci auguriamo che la posizione Fiat possa essere rivista ma qualora non ciò non accadesse allora mi sembra doveroso verificare se ci siano le condizioni affinchè a Termini si possano continaure a costruire automobili rivolgendosi ad investitori stranieri».
Non sono mancate le reazioni dei leader sindacali. Per il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, «è necessario agire immediatamente. Tutti dobbiamo muoverci perché si salvi quella realtà industriale senza velleità ma anche senza facilonerie». Il segretario della Cgil, Guglielmo Epifani sottolinea che «è necessario sciogliere il nodo di Termini perché se si perde un centro produttivo nel Mezzogiorno difficilmente lo si può sostituire». Secondo Enzo Masini, coordinatore nazionale auto della Fiom, «è inaccettabile una discussione e un confronto con la Fiat che preveda la cessazione dell'assemblaggio di auto a Termini Imerese». Secondo il segretario territoriale della Fiom, Roberto Mastrosimone, «se la Fiat non ha più intenzione di produrre a Termini Imerese che lo stabilimento ritorni ai veri proprietari: gli operai e i contribuenti siciliani. Non lasceremo che venga mortificato così il lavoro degli operai siciliani». «Siamo amareggiati per la decisione che non possiamo accettare. La reazione del sindacato e dei lavoratori sarà dura», ha aggiunto il segretario della Uilm di Palermo, Vincenzo Comella. Per Claudio Barone, segretario regionale della Uil «è arrivato il momento di cominciare a individuare tute le soluzioni realmente possibili per tutelare i lavoratori di Termini».
Per il sindaco di Termini Imerese, Salvatore Burrafato, quella di Marchionne è «una proposta irricevibile che non tiene conto della disponibilità del governi nazionale e regionale a mettere in campo risorse per rimuovere le condizioni di svantaggio. Termini Imerese non può essere considerata un’emorragia da arrestare». Di problema sociale ha parlato l’arciprete di Termini Imerese, don Francesco Anfuso, che ha commentato: «Adesso è il momento che le istituzioni prendano seriamente in mano la situazione, ricercando soluzioni alternative, con adeguato piglio manageriale. È necessario, inoltre, individuare nuovi imprenditori pronti a investire nella nostra terra, dove ci sono tanti onesti lavoratori».
Intanto, nonostante il gruppo cinese lo abbia smentito nei giorni scorsi, riaffiorano le voci sul presunto interesse di Chery Automobile per lo stabilimento siciliano che trovano conferme in ambienti governativi. La pista cinese viene rilanciata proprio durante la presentazione da parte dell’Ad di Fiat del piano industriale. Inoltre, in un'intervista al sito web sohu.com, il presidente di Chery Automobile, Yin Tongyue, aveva confermato che «l'azienda ha intenzione di stabilire 15 stabilimenti all'estero, inclusi gli acquisti di fabbriche già esistenti che hanno sospeso la produzione». (*LACI*) I lavoratori: amareggiati per una decisione che non possiamo accettare, la nostra risposta sarà duraLa protesta dei lavoratori di Termini Imerese ieri davanti a MontecitorioIl leader della Cisl Bonanni: agire subito,tutti dobbiamo muoverci

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