Giornata di sangue in Iran, almeno quindici morti

Migliaia di oppositori in piazza. La polizia avrebbe aperto il fuoco e ucciso alcuni dimostranti a Teheran e a Tabriz

Giornata di sangue in Iran. La più cruenta dopo le manifestazioni anti-governative dell'estate scorsa. Migliaia di oppositori, sono tornati in piazza in occasione dell'Ashura e negli scontri che ne sono seguiti con le forze di sicurezza, proseguiti anche nella tarda serata, diverse persone sono rimaste uccise. Almeno quindici, anche se il numero non è ufficiale, tra Teheran e la città nord-occidentale di Tabriz.
La polizia ha annunciato che 300 persone sono state arrestate a Teheran. Il sito dei parlamentari riformisti Parlemanews ha reso noto che nella capitale è rimasto ucciso da un colpo d'arma da fuoco anche Seyed Ali Mussavi, nipote del leader dell'opposizione, Mir Hossein Mussavi. La polizia ha dapprima negato che vi fossero morti fra i dimostranti e che agenti anti-sommossa o miliziani islamici Basiji che li appoggiavano avessero aperto il fuoco sulla folla. "Le forze di sicurezza non erano nemmeno in possesso di armi da fuoco", ha affermato il capo della polizia di Teheran, Azizollah Rajabzadeh. Ma in serata la televisione di Stato ha ammesso che a Teheran vi sono stati "diversi morti e feriti da entrambe le parti".
L'area interessata agli scontri è stata vastissima, dalla Piazza Imam Hussein, a est, alla Piazza Enghelab, ad ovest. Ma incidenti sono stati segnalati anche sulla Piazza Ferdowsi, sul Viale Vali Asr e sul Viale Hafez.
La dura repressione delle proteste è stata fermamente stigmatizzata dal presidente americano Barack Obama e dalla Francia. Anche il governo italiano ha condannato le violenze con una nota diffusa dalla Farnesina in cui si afferma tra l'altro che "la salvaguardia della vita umana costituisce un valore fondamentale che va difeso ovunque ed in qualsiasi circostanza".

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